Mattia Preti_ Autoritratto

Mattia Preti e’ da considerarsi il più grande pittore della Calabria. Nasce a Taverna il 14 Febbraio 1613 da Cesare e Innocenza Schipani, appartenenti al ceto degli onorati e quindi in grado di procurargli una buona educazione. Fu, infatti, affidato alle cure del sacerdote Marcello Anania, persona qualificata e dotta.Nel 1630, migra a Roma presso il fratello Gregorio anche egli avviato già alla pittura. In quell’ambiente conosce la produzione pittorica di Caravaggio e dei caravaggisti, avvertendone un forte richiamo e cominciando a creare egli stesso opere di geniale magnificenza; Longhi lo ritiene “Secondo solo a Caravaggio”. Visse a Roma per trent’anni, viaggiando nel frattempo per l’ Italia e all’estero: Bologna, Cento, Venezia, Genova, Le Fiandre e Spagna. Comincia così la sua notorietà da pittore, le commisioni di dipinti, le protezioni di potenti mecenati, tant’è che nel 1642 fu nominato Cavaliere di Malta. Dal 1653 il pittore soggiorna a Napoli ove esegue cospicue serie di affreschi e numerose pale d’altare, divenendo personalità di spicco nella città. Ivi definisce il suo stile in modo più personale all’interno del realismo figurativo vigente in quella città, ed esegue dipinti di matrice caravaggesca mediata attraverso lo studio dell’opera di Battistello Caracciolo e di Massimo Stanzione. Nel 1656 incontra il giovane ma già affermato astro nascente della pittura napoletana Luca Giordano. Tra il 1657 e il 1659 esegue gli affreschi votivi dipinti sulle porte della città per la fine della peste, purtroppo oggi perduti; nei bozzetti per i distrutti affreschi Mattia Preti sfodera tutto il suo repertorio, dai ricordi caravaggeschi (i morti dal corpo livido in primo piano) al Guercino, e attraverso di lui i veneti, e ancora la contemporanea pittura romana, per costruire una composizione teatrale, consapevolmente drammatica. Esegue il ciclo, sul soffitto della chiesa di San Pietro a Maiella, con Storie della vita di San Pietro Celestino e Santa Caterina d’Alessandria, le due redazioni del Figliuol prodigo che oggi si trovano al museo di Capodimonte e a Palazzo Reale a Napoli, il San Sebastiano per la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori e la Madonna di Costantinopoli nella chiesa di Sant’Agostino agli Scalzi.

Nel 1661 è richiamato dal Gran Maestro dell’Ordine, il Cottoner, a Malta, dove si stabilisce e si impegna come pittore ufficiale dei Cavalieri dell’Ordine nella decorazione della cattedrale di San Giovanni a La Valletta e in numerose tele per le chiese dell’isola. Fino al 1699, anno della sua morte, produce a Malta una mole di opere che, collocate nel contesto creativo dell’intera vita, fanno ipotizzare al Sergi una produzione complessiva di oltre 400 tra tele ed affreschi.

Dal 1672 realizza numerose tele nelle chiese della natia Taverna, molte delle quali sono esposte nella chiesa di San Domenico e nel Museo Civico.

La pittura è stata per Mattia Preti l’essenza della sua vita ed il tramite per avvicinarsi a Dio, tanto che amava dire ai poveri che considerava tanto: per voi dipingo, non avendo per me bisogno di nulla”.

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